Archivio per 6 Febbraio 2009|pagina archivio quotidiano

Intervista a Mario Barbi sulla riforma della legge elettorale europea con l’introduzione di uno sbarramento al 4%

LA COMMISSIONE DI VIGILANZA HA FATTO IL SUO TEMPO: BARBI, LEVI, BOCCIA E ZAMPA PROPONGONO L’ABOLIZIONE

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La Commissione di vigilanza ha fatto il suo tempo. Una proposta di legge per abolirla è stata presentata dai deputati del Pd Mario Barbi, Ricky Levi, Francesco Boccia e Sandra Zampa. Nata con la riforma della Rai del 1975 con l’intenzione di democratizzare il controllo del servizio pubblico, spostandone l’asse dal Governo al Parlamento, la Vigilanza si è sempre più trasformata in cinghia di trasmissione dei partiti sulla Rai. Le ultime vicende sono emblematiche da questo punto di vista e non sarà una personalità di indiscusso prestigio come Sergio Zavoli a potere modificare le cose. Il rilievo politico crescente della Vigilanza, fino all’assegnazione a questo organismo da parte della legge Gasparri della nomina dei membri del Cda, è andato di pari passo alla perdita di funzioni effettive dovute ai radicali cambiamenti intervenuti nel mercato televisivo e al trasferimento di competenze alla Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom). In attesa di una tanto urgente quanto complessa riforma organica del servizio pubblico radiotelevisivo, che tenga conto delle mutate realtà tecnologiche, ridefinisca la missione e il perimetro del servizio ed assicuri un governo indipendente dell’azienda concessionaria, Barbi, Levi, Boccia e Zampa propongono un provvedimento che intanto, con l’abolizione della Commissione di Vigilanza, ottenga il risultato di sciogliere la Rai dalla presa dei partiti e di accentuare il carattere neutrale ed imparziale delle funzioni di regolazione e di controllo. A tale fine il provvedimento, prevede il trasferimento all’AGCom delle funzioni di vigilanza ed indirizzo mentre attribuisce al Cnel, provvisoriamente, il potere di nomina del Cda della Rai: Cda rafforzato nelle proprie funzioni e nei propri poteri, composto di cinque membri, scelti, con voto espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti del Cnel, a valle di una procedura pubblica che consenta la presentazione libera di candidature di personalità in possesso di appropriati requisiti. Il Cda della Rai, così formato, nomina al suo interno un amministratore delegato dell’azienda.