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FRANCESCHINI, PRODI NON E’ UN’ICONA E IL PD HA TRADITO L’ULIVO
Archiviato in: Partito, dichiarazioni | Tag: Barbi, conferenza programmatica, deputato, fallimento dimissioni, Franceschini, linea, linea rinunciataria, Mario Barbi, Partito Democratico, Prodi, strategia, Ulivisti, Ulivo, Veltroni
Commenti (1) L’intervista di Franceschini a Repubblica non convince, anche se fa piacere che Franceschini dica che il Pd è la continuazione dell’Ulivo. Sono i fatti che dicono però cose diverse, a partire dall’abbandono da parte del Pd veltroniano dell’impostazione maggioritaria e coalizionale dell’Ulivo. Dalla scelta proporzionalista e solitaria del Pd, nasce il suo spleen identitario e il suo minoritarismo. Anche io penso che il Pd dovrebbe essere un partito coalizionale e non un partito identitario, ma il Pd scelse la strada opposta quando Veltroni – era la metà di novembre del 2007, un paio di settimane dopo l’accordo di “separazione consensuale” con Bertinotti – annunciò che il Pd si sarebbe battuto per una proporzionale che permettesse ad ogni partito di andare al voto da solo. Questa scelta di “discontinuità e di rottura”, che Franceschini riconosce e rivendica, fu tale non soltanto rispetto alla coalizione ma anche rispetto al progetto storico dell’Ulivo ed al governo Prodi allora in carica. Franceschini chiama in causa tutti i ministri del Pd di allora. Attendo con curiosità le loro reazioni. Quanto alle divisioni che oggi travagliano il Pd, Franceschini non dovrebbe meravigliarsi che esse non vengano considerate fisiologia e ricchezza. Le differenze non possono infatti essere considerate normali in un partito che ha fatto di tutto per soffocare il confronto politico al momento della nascita, con primarie gestite da una cultura “unitarista” e da regole plebiscitarie. Nè possono essere considerate normali in un partito che ha spento la democrazia interna trasferendo a una direzione, nominata dai capicorrente, i poteri dei 2800 delegati dell’Assemblea costituente eletti da 3,5 milioni di cittadini. Vorrei, quindi, dire a Franceschini che un partito coalizionale che, a partire dall’Ulivo, unisca tutti coloro che sono interessati a farne parte, non è garantito da una mera percentuale di voti (fosse anche quella di un terzo di elettori, a cui mancherebbe pur sempre molto per fare la maggioranza) ma può scaturire solo da un’apertura a vera a chiunque vi si riconosca e da una scelta politica conseguente per il maggioritario e per l’uninominale. Quanto a Prodi e a Veltroni, io mi asterrei dal conferire patenti di generosità e di disinteresse. Mi limiterei piuttosto a prendere atto che la linea del Pd di Veltroni, che Franceschini ha attivamente sostenuto e sostiene, prevedeva nei fatti l’accantonamento di Prodi e del suo progetto coalizionale in nome di una “discontinuità” che al Pd non ha giovato, non fosse altro che per il fatto di essere apparsa come “diserzione” dalle fatiche del governo e dall’impegno di tenere unita la coalizione. Cambiare si può, ma bisogna ammettere gli errori e trarne le conseguenze. Non basta ricorrere alle icone.