Barbi ‘Tonini e Bindi fanno pensare ad un Partito in stato confusionale’

“Le interviste di Giorgio Tonini e Rosy Bindi sono emblematiche della crisi politica e dello stato confusionale in cui si trova il Pd. Mentre Tonini invoca un congresso ad altissima velocità per confermare Walter Veltroni e stroncare sul nascere la candidatura di Pierluigi Bersani, la Bindi evoca come leader futuro una “figura nuova”, che superi le divisioni del passato, ed invoca nel presente l’unità di tutti gli ex ds e dl. Sono entrambi segni di una crisi profonda, politica e di leadership, che per essere affrontata andrebbe prima di tutto riconosciuta. A Tonini perciò vorrei dire che il problema di oggi nasce proprio dal maldestro tentativo di “aprire una fase totalmente nuova rispetto al passato”, cioè dalla discontinuità del Pd rispetto a Prodi e all’’Ulivo. Se non vogliamo tornare al trapassato del partito delle tessere è questo l’errore da correggere. E non con una scorciatoia come quella proposta da Tonini: scorciatoia che mi fa pensare che in aprile non ci sarà né un congresso né una conferenza programmatica.
Alla Bindi invece vorrei dire che prima ancora che “facce nuove” servono idee nuove, dalle quali scaturiscano quella autocritica e quel cambio di leadership di cui il Pd ha bisogno urgente ed assoluto per ripartire.
Infine, a Tonini, che giustamente chiede un confronto tra linee politiche, e a Bindi, che opportunamente chiede di ridare “spazio e fiato al popolo delle primarie”, vorrei segnalare che basterebbe convocare i 2.800 delegati dell’Assemblea costituente eletti il 14 ottobre 2007 da 3,5 milioni di cittadini. Quale luogo più democratico per discutere e per decidere? Un luogo che sia Tonini che Bindi, insieme a Veltroni e agli altri capi-corrente, hanno purtroppo contribuito a liquidare come sede di discussione e di decisione politica. Ma ora il tempo del soffocamento della democrazia interna e dell’’unanimismo è finito. E il Pd non ha alternativa al confronto in campo aperto. “

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