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YouDem.tv – Video: 25/06/09 .DEM sera con Mario Barbi, Antonello Sacchetti e Alì Basiri

Pomeriggio a Red

Luigi Politano: Commentiamo quello che accade alla direzione. Nel frattempo Onorevole le leggo le dichiarazione di Piero Fassino riguardo un suo intervento “ dice l’ex segretario dei ds dice “l’innovazione non significa nuovismo mediatico ma idee chiare su immigrazione, su pubblica amministrazione, riforme ed istituzioni”. Piero Fassino spiega così nel suo intervento nella direzione del PD i termini dello sforzo riformatore che devono fare i democratici. devono mettere l’Italia al centro del congresso. L’ex segretario avrebbe anche ribadito che bisogna puntare al merito e alle facce. ma il merito va al di là di un intervento azzeccato in assemblea. noi abbiamo ottimi giovani, dirigenti sul territorio, segretari regionali e giovani amministratori. Mi pare ci sia un riferimento a Deborah Serracchiani in questo…

Marco Esposito: Qual’e’ il suo commento su questa road map che è stata approvata in assemblea?

Mario Barbi: Mi pare che la direzione abbia deciso, io non ne faccio parte, ma mi pare che abbia deciso di indire il congresso. Ha approvato il regolamento congressuale ed alla vigilia la decisione non sembrava scontata perché c’erano opinioni che andavano dal “no, è meglio aspettare le elezioni regionali” o al “no forse prima bisogna modificare lo statuto perché questo non va bene, perché il congresso fatto con questo regolamento è troppo complicato” o anche “provoca delle tensioni eccessive” mentre invece nel bene o nel male la direzione ha approvato questo regolamento congressuale e parte quindi questo confronto politico, questo dibattito politico ai fini dell’elezione del nuovo segretario e con la scelta del segretario e della linea politica che il partito democratico dovrà darsi.

Luigi Politano: Lei lo ha anche ribadito ed era d’accordo sul fatto che bisognava andare al congresso, che bisognava farlo per scegliere un segretario. Secondo lei l’attesa dei tempi a dopo le elezioni regionali avrebbe causato ulteriori danni al Partito Democratico?

Mario Barbi: Guardi il Partito Democratico se ha una possibilità ce l’ha se affronta un congresso vero e sincero perché ora tanti dicono “ma la partenza non è stata buona”, “il dibattito politico non c’e’ stato”, “è stato un plebiscito per Veltroni…” lo dicono ora. Avrebbero potuto dire quando si è deciso di fondare il partito democratico che cosa pensavano.

La possibilità che il Pd ha oggi è quello di fare quello che non fece due anni fa quando partì, la condizione però è che lo si faccia. al momento non abbiamo la certezza che questo accada. Al momento abbiamo l’indicazione di candidati e non di piattaforme politiche. io vorrei, e forse le condizioni ora ci sono, che coloro hanno espresso la volontà di candidarsi alla guida del partito, Sono due per il momento, Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. vorrei che ci dicessero qualche cosa di più che di quello che hanno detto nei ritagli che hanno usato per annunciare la loro candidatura.

Marco Esposito: Quindi la sua posizione è di attesa rispetto allo schierarsi.

Mario Barbi: Lo dico anche in modo nitido, non mi convince quello che dice Franceschini sul nuovo a partire da un’idea di continuità con il cosiddetto spirito del lingotto. Vorrei che lo spirito del lingotto fosse analizzato per, ahimè, quello che è stato e per le conseguenze che ha avuto che io ritengo siano state conseguenze gravi, per la coalizione che allora era al governo del paese di centrosinistra. E’ stato più un prendere le distanze dalla coalizione che assumersi le responsabilità di governo e un cercare una scorciatoia verso delle elezioni anticipate.

Luigi Politano: Non capisco, non trova sufficienti le due candidature?

Mario Barbi: Le candidature vanno riempite di contenuti, bisogna che i candidati dicano adesso quali idee hanno di programma per l’Italia. Come dice Fassino tutti vorremmo sapere quali idee di paese ci sono. Saranno distinzioni secondarie ma diciamole quali sono. Io vorrei conoscere qual’e’ l’idea di partito, mi pare infatti che ci siano idee diverse. C’e’ chi vuole modificare lo statuto come Bersani su un punto fondamentale che è quello della natura aperta del partito tornando all’antico, ad un’idea di un partito degli iscritti piuttosto tradizionale. Vorrei quindi sapere qual’e’ idea di Bersani del partito e qual’e’ idea di Franceschini e vorrei anche sapere in ragione di questa idea di partito quali idee di coalizione e di alleanze di organizzazione dell’alternativa di governo.

Luigi Politano: Quindi anche il dopo congresso?

Mario Barbi: Il congresso si fa su alcune idee di paese e su alcune idee di partito. Un’idea di partito e quindi anche un’idea di istituzione pubblica. Un partito che va bene con il sistema proporzionale non necessariamente va bene con un sistema maggioritario e così vale per le alleanze e la coalizione. Bisognerebbe che tutto quello che fin’ora non è stato fatto in termini di discussione politica, vera e sincera, si facesse.

Marco Esposito: Secondo lei c’è lo spazio per una terza candidatura

Mario Barbi: Per me le candidature possono anche essere cinque

Marco Esposito: Ma lo spazio politico…

Mario Barbi: Bisogna intanto che chi ha annunciato l’intenzione di candidarsi si candidi formalmente come nei termini previsti dal regolamento. il 21 luglio scadono i termini del tesseramento e si concludono i termini per le candidature e a quel punto inizia un procedimento congressuale che il 30 settembre deve completarsi con le votazioni nei circoli sulle diverse piattaforme politiche collegate ai vari candidati e poi a quel punto la selezione è fatta, il processo congressuale prevede un momento iniziale che è quello che avviene tra gli iscritti per selezionare i tre candidati con il maggiore consenso e poi una seconda fase che è quella che si svolge tra la riunione della convenzione dei delegati degli iscritti e le primarie.

Luigi Politano: Possiamo chiedere un indicazione rispetto ad una sua eventuale idea sulle candidature?

Mario Barbi: Io le dico due indicazioni che sono critiche rispetto a quanto ho sentito fino ad ora dai due candidati. Ritengo che la nuova partenza del partito democratico non possa che partire da un’autocritica di quello che è stato fatto, quindi non si può dire che quello che è stato fatto fino ad oggi è andato bene che il lingotto è stato una buona partenza.

Questo l’allontana un po’ dall’attuale segretario…

Devo dire che chi mi propone come formula vincente e come fortuna il partito all’antica, cioè chi mi propone di modificare il punto più qualificante che lo statuto ha mantenuto nonostante il suo carattere ibrido e compromissorio tra un’idea di partito degli iscritti ed un’idea di partito aperto, cioè più liquido come si diceva in termini sloganistico. “Eliminiamo questo equivoco, il partito è di chi ha la tessera e modifichiamo lo statuto su quel punto” ecco anche questa è una cosa che mi è molto molto distante. Per il momento osservo con spirito critico e attesa trepidante, per usare un termine un po’ pomposo, che mi si mettano un po’ di contenuti dietro delle personalità che hanno entrambe tutti i titoli e la personale capacità, competenza ed autorevolezza per aspirare a questo ruolo e a questo incarico. Però voglio conoscere i contenuti e anche i giudizi a quello che ci è capitato.

Intervista a Radio Popolare del 22 febbraio 2009

(da un intervista a Radio Popolare del 22 febbraio 2009)

Mario Barbi deputato del partito democratico, il tema della costituzione sarà il tema principale di questo partito democratico in previsione delle elezioni europee ed in previsione del congresso di ottobre. ci sono altri temi sui quali Franceschini punterà o sui quali dovrebbe puntare.

Franceschini ha compiuto alcuni gesti simbolici ed ha fatto alcune dichiarazioni politiche importanti che sono state appena illustrate nell’intervento precedente. Credo che la scelta di svolgere una posizione decisa ed intransigente al governo in carica e alla destra, a Berlusconi ed ai rischi di snaturamento delle istituzioni democratiche che l’azione di questo governo sin dall’inizio ha annunciato, con iniziative legislative contrassegnate sempre dal segno dell’emergenza e dalla deroga alle procedure democratiche ordinarie, sia un fatto importante. Ed è  anche un segnale di discontinuità al modo ondivago, incerto ed indeciso con il quale ci si è mossi fino ad ora, e con il quale Veltroni ha caratterizzato la propria azione precedente. Se questo segnale sia poi mantenuto, sia sufficiente, questo non lo so e mi riservo di vedere Franceschini all’opera.

Ecco in questa prima uscita di Franceschini lei si riconosce, lei è contento?

Vorrei fare una distinzione piuttosto nitida tra il credito che non voglio togliere a priori a Franceschini e alla possibilità che svolga una azione politica felice per la ricostruzione di un opposizione larga al governo in carica ed invece il giudizio sul partito, e innanzitutto all’assemblea di sabato che è un giudizio molto perplesso.

Non so se il partito che è uscito dall’assemblea di sabato sia ancora il partito democratico che volevamo fondare e se sia oggi in grado di mantenere l’ambizione per la quale e con l quale l’abbiamo l’abbiamo fondato.

L’ambizione con la quale noi abbiamo fondato il partito democratico era di far nascere un partito che fosse il partito del Centrosinistra, nel segno dell’Ulivo, che in un sistema politico bipolare e maggioritario fosse in grado di raccogliere tutte le culture del campo del centrosinistra. Non so se questa sia la strada scelta sabato. Temo di no, perché aver rinunciato alle primarie e avere scelto il partito delle tessere ci porta lungo una china che sarà difficile da gestire e che sarà una china necessariamente identitaria e probabilmente non maggioritaria. Vorrei sapere, ad esempio, cosa farà il partito rispetto al prossimo referendum elettorale che in fondo riproporrà la scelta tra maggioritario e proporzionale.

Ecco Barbi, rimaniamo su quanto accaduto nei giorni scorsi, su quanto accaduto sabato. Un altro dato su cui si è detto ma sul quale vale la pena rimanere per qualche minuto: la presenza dei delegati. Certamente meno della metà. Lei questo dato come lo legge, qualcuno lo interpreta con i ridotti tempi, 3 giorni. E’ un elemento che rafforza o indebolisce?

Naturalmente se noi compariamo questo dato dei 1200-1300 delegati di sabato con le poche centinaia di delegati che si presentarono all’assemblea del 20 giugno scorso, assemblea che noi contestammo per mancanza del numero legale e che diede avvio ad una diatriba politica molto aspra sulla democrazia interna, questi di sabato sono molti di più. Quindi diciamo un segno di vita. Mi pare però che fossero anche molto disciplinati questi delegati. E’ che, mossi da un timore comprensibile, abbiano fatto una scelta che viene presentata come una scelta di continuità ma che è anche di rottura. Continuità nella fiducia riposta nel gruppo dirigente di cui Franceschini fa parte. il quale tuttavia non ha spiegato le ragioni della sconfitta né quale linea politica intende sostituire a quella che è stata seguita finora. Ricordo una frase per tutte detta da Franceschini “gli errori di Walter Veltroni sono i miei, me ne assumo interamente la responsabilità”: vorrei però che venissero elencati e che potessimo discuterne. Non è stato fatto neanche sabato.

Quindi: continuità nella fiducia al gruppo dirigente e discontinuità rispetto alla forma di partito che noi avevamo scelto quando demmo luogo alla fondazione del Partito Democratico. Ripeto è stata respinta l’idea di ricorrere nuovamente alle primarie e quindi ai nostri elettori, ai cittadini in modo aperto per scegliere la nuova leadership subito ed è stata imboccata una strada che guarda indietro, che torna indietro nella scelta del partito delle tessere. Radicamento e sezioni. E’ una scelta che va benissimo, legittima ma è una scelta molto tradizionale che immagina una repubblica in un sistema politico proporzionale e che probabilmente non è all’altezza delle sfide che noi abbiamo e che noi dobbiamo affrontare come paese democratico.

Intervista a Mario Barbi sulla riforma della legge elettorale europea con l’introduzione di uno sbarramento al 4%